Monti Prenestini: tra boschi, borghi e paesaggi da fotografare

Ci sono montagne che si fanno notare subito e altre che bisogna imparare a conoscere.

Li avevo già incontrati diverse volte nei miei percorsi fotografici nel Lazio, magari osservandoli da lontano, riconoscendo il profilo delle montagne oppure attraversando uno dei piccoli borghi che sorgono sulle loro pendici. Ma è soltanto iniziando a percorrerne i sentieri che ci si rende conto di quanto questo territorio sia ricco di paesaggi, boschi e scorci capaci di regalare fotografie molto diverse tra loro.

A poca distanza da Roma si apre un territorio dove la montagna incontra la campagna romana, i piccoli borghi si alternano ai boschi e, nelle giornate più limpide, lo sguardo riesce a spingersi molto lontano.

Per chi ama la fotografia di paesaggio e la fotografia naturalistica, i Monti Prenestini sono un luogo che merita di essere esplorato senza fretta.

Alla scoperta dei Monti Prenestini

I Monti Prenestini si trovano nella parte orientale della provincia di Roma e rappresentano una delle aree montuose più interessanti da esplorare nei dintorni della capitale.

Il territorio è caratterizzato da montagne, boschi, vallate e piccoli centri abitati che hanno mantenuto gran parte della loro identità.

È proprio questo continuo alternarsi tra natura e presenza dell’uomo a rendere interessante la fotografia.

Un sentiero può attraversare una faggeta e, poco dopo, aprirsi improvvisamente verso un panorama sulla campagna laziale. Un antico borgo può diventare il soggetto principale di una fotografia, oppure soltanto un piccolo elemento inserito all’interno di un paesaggio molto più ampio.

Sono questi contrasti che cerco sempre quando esco con la macchina fotografica.

Guadagnolo e le montagne che guardano lontano

Uno dei luoghi che più rappresentano il carattere dei Monti Prenestini è Guadagnolo.

Il piccolo centro si trova in posizione elevata e permette di avere una prospettiva privilegiata sulle montagne e sulle vallate circostanti.

Qui la fotografia cambia molto in base alle condizioni atmosferiche.

Nelle giornate limpide il panorama diventa ampio e permette di lavorare con le diverse successioni di montagne, utilizzando un teleobiettivo per comprimere i piani e creare immagini più essenziali.

Quando invece arrivano le nuvole o la foschia, il paesaggio assume un carattere completamente diverso.

Le montagne più lontane scompaiono lentamente e rimangono soltanto pochi elementi visibili.

È proprio in queste situazioni che spesso preferisco fotografare.

La luce non è sempre spettacolare e il cielo non deve necessariamente essere pieno di colori. A volte basta un raggio di sole che riesce a passare tra le nuvole per trasformare completamente una scena.

I boschi dei Monti Prenestini

La fotografia dei Monti Prenestini non è però soltanto fotografia panoramica.

I boschi rappresentano una parte importante del territorio e sono probabilmente uno degli ambienti che preferisco fotografare.

Entrare nel bosco significa cambiare completamente approccio.

Non bisogna più cercare necessariamente un grande panorama.

La fotografia diventa più intima.

Un tronco illuminato dalla luce, una foglia ricoperta di rugiada, il muschio sulle rocce oppure un piccolo fiore spontaneo possono diventare il soggetto principale.

In queste situazioni utilizzo spesso focali medio-lunghe per isolare alcuni dettagli e comprimere la scena.

La luce del mattino è particolarmente interessante perché riesce a filtrare tra gli alberi creando piccole zone illuminate all’interno del sottobosco.

È una luce difficile da prevedere, ma proprio per questo spesso regala fotografie che non possono essere replicate.

Castel San Pietro Romano: il paesaggio visto dal borgo

Un altro luogo che merita di essere inserito in un itinerario fotografico sui Monti Prenestini è Castel San Pietro Romano.

Il borgo si trova in una posizione panoramica e permette di osservare il paesaggio circostante da una prospettiva privilegiata.

Qui mi piace alternare fotografia di paesaggio e fotografia urbana.

Le strade del centro storico, le pietre, le abitazioni e i piccoli scorci diventano elementi da utilizzare per raccontare il luogo, mentre affacciandosi verso l’esterno il paesaggio si apre improvvisamente.

È una situazione che permette di costruire fotografie molto diverse senza doversi spostare continuamente.

E forse è proprio questo uno degli aspetti che apprezzo maggiormente nei piccoli borghi del Lazio: basta camminare lentamente per trovare continuamente nuovi punti di vista.

Palestrina e il rapporto tra storia e paesaggio

Scendendo verso Palestrina il paesaggio cambia ancora.

Qui la storia diventa parte integrante della fotografia.

Il territorio conserva testimonianze importanti del passato e il centro abitato si sviluppa sulle pendici dei Monti Prenestini, creando un rapporto interessante tra architettura e ambiente naturale.

Per un fotografo questo significa avere a disposizione diversi livelli di lettura.

Si può fotografare un dettaglio architettonico, cercare una vista più ampia oppure utilizzare il borgo come elemento all’interno del paesaggio.

È un modo di fotografare che mi piace particolarmente perché permette di raccontare non soltanto un luogo, ma anche il rapporto che l’uomo ha costruito con quel territorio nel corso dei secoli.

Fotografare i Monti Prenestini durante le diverse stagioni

Come accade per i Monti Simbruini, anche qui ogni stagione modifica completamente il paesaggio.

La primavera porta nuovi colori e una vegetazione più brillante.

È il periodo ideale per andare alla ricerca delle fioriture e dei piccoli dettagli che spesso passano inosservati durante le altre stagioni.

L’estate permette invece di fotografare i paesaggi durante le lunghe giornate e di raggiungere più facilmente le zone in quota.

Ma è l’autunno quello che probabilmente offre le atmosfere più interessanti per chi ama fotografare i boschi.

La luce diventa più morbida, le temperature si abbassano e il colore delle foglie trasforma completamente alcuni sentieri.

In inverno, invece, il paesaggio diventa più essenziale.

Quando arriva la neve, anche una scena molto semplice può assumere un aspetto completamente diverso.

paesaggio montano caratterizzato da un cielo nuvoloso da cui filtrano intensi raggi di sole dorati

Alba o tramonto?

Per fotografare i Monti Prenestini non esiste un momento migliore in assoluto.

Dipende molto da quello che si vuole raccontare.

L’alba permette di trovare maggiore tranquillità e spesso condizioni atmosferiche interessanti.

La foschia che rimane nelle vallate durante le prime ore del giorno può creare profondità e separare visivamente i diversi piani del paesaggio.

Il tramonto, invece, offre una luce più calda e intensa.

Personalmente cerco di non arrivare sul posto soltanto pochi minuti prima del tramonto.

Il momento che preferisco è quello che precede e segue il tramonto vero e proprio.

La luce cambia rapidamente e, spesso, proprio quando il sole è già scomparso dietro le montagne arriva la situazione più interessante.

Quale attrezzatura portare

Per un’uscita fotografica sui Monti Prenestini non serve necessariamente avere uno zaino pieno di attrezzatura.

Io partirei con un corredo essenziale.

Un grandangolo permette di raccontare i panorami più ampi e di inserire il primo piano all’interno della composizione.

Un medio teleobiettivo è invece molto utile per isolare dettagli del paesaggio, comprimere le montagne e lavorare sulla profondità.

Se l’obiettivo è fotografare la natura, può essere utile anche un teleobiettivo più lungo.

Il treppiede rimane importante soprattutto per le fotografie all’alba, al tramonto e per eventuali lunghe esposizioni.

Ma più dell’attrezzatura conta il tempo che si decide di dedicare al luogo.

Camminare prima di fotografare

Una delle cose che ho imparato fotografando la natura è che spesso lo scatto migliore arriva quando smetto di cercarlo.

Nei Monti Prenestini cercherei proprio questo. Camminare. Osservare. Aspettare che la luce cambi.

Un sentiero apparentemente anonimo può diventare interessante dopo pochi minuti, quando una nuvola lascia passare un raggio di sole.

Un bosco che sembrava troppo buio può trasformarsi completamente quando la luce entra tra gli alberi.

È questo il motivo per cui preferisco conoscere lentamente un territorio piuttosto che cercare di fotografarlo tutto in una sola giornata.

Perché fotografare i Monti Prenestini

I Monti Prenestini non hanno bisogno di grandi scenari per sorprendere.

La loro forza sta nella varietà.

Ci sono montagne, boschi, panorami, piccoli borghi, vallate e luoghi dove la presenza dell’uomo si intreccia continuamente con quella della natura.

E soprattutto sono abbastanza vicini a Roma da poter essere raggiunti facilmente, ma abbastanza lontani dalla città da regalare ancora quella sensazione di evasione che cerco quando preparo lo zaino fotografico.

Sono montagne che invitano a rallentare. A volte basta fermarsi lungo un sentiero e aspettare. La luce prima o poi cambia. E quando succede, anche un paesaggio che abbiamo già visto decine di volte può mostrarsi per la prima volta.

Conclusione

I Monti Prenestini sono un territorio che vorrei continuare a conoscere proprio attraverso la fotografia.

Non soltanto per cercare i panorami più spettacolari, ma per scoprire quei piccoli angoli che normalmente passano inosservati.

Un bosco, un vecchio muro in pietra, una montagna illuminata dal sole, la nebbia che sale da una valle.

Sono queste immagini, spesso semplici, che secondo me riescono a raccontare meglio l’anima di un territorio.

E forse è proprio questo il bello della fotografia di paesaggio: non limitarsi a vedere un luogo, ma imparare lentamente a guardarlo.