Esplorare i Monti Simbruini significa immergersi nel “cuore verde” del Lazio, un luogo dove la natura selvaggia incontra una storia millenaria.
C’è un luogo, a meno di due ore da Roma, dove il rumore del traffico viene sostituito dal fruscio delle faggete più grandi d’Europa e dal suono dell’acqua che sgorga generosa dalle rocce. Sto parlando dei Monti Simbruini, il Parco Naturale Regionale che non smette mai di sorprendermi.

Perché visitare i monti Simbruini
Il nome deriva dal latino sub imbribus (sotto le piogge), a testimoniare la ricchezza d’acqua di questo massiccio calcareo. Non è solo una meta per escursionisti, ma un rifugio per l’anima.
Cosa non perdere (secondo me):
Monte Livata e Campo dell’Osso: La “montagna dei romani” è perfetta in ogni stagione. D’inverno per lo sci di fondo, d’estate per pic-nic infiniti all’ombra dei faggi secolari.

Subiaco e i Monasteri: Prima di salire in quota, fermatevi a Subiaco. Il Monastero di San Benedetto (Santuario del Sacro Speco) è letteralmente incastonato nella roccia: un capolavoro di architettura e spiritualità che lascia senza fiato.
Cervara di Roma: Un borgo che sembra un museo a cielo aperto, con sculture scavate direttamente nella roccia e una vista sulla Valle dell’Aniene che vi farà consumare la batteria della fotocamera.
Le Cascate di Trevi nel Lazio: Un angolo di paradiso dove il fiume Aniene crea salti d’acqua cristallina, ideali per una sosta rinfrescante dopo un trekking.

Il consiglio dell’escursionista
Se avete gambe allenate, puntate alla vetta del Monte Viglio. Con i suoi 2.156 metri è la cima più alta del gruppo e offre un panorama che, nelle giornate limpide, spazia dal Gran Sasso fino al Mar Tirreno.

Un’esperienza sensoriale
Non potete andarvene senza aver assaggiato i sapori locali. I fagioli di Vallepietra, i formaggi di pecora degli allevamenti locali e il pane di Subiaco rendono ogni sosta un momento indimenticabile.
I Monti Simbruini sono la prova che non serve viaggiare per migliaia di chilometri per trovare la bellezza selvaggia. Basta guardare verso l’Appennino e lasciarsi guidare dai sentieri.
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